Il momento culminante della sagra è la decapitazione e il rogo di un fantoccio che rappresenta la “vecchia”, preceduta dalla lettura della bolla di condanna e della sentenza.

Le origini della festa risalgono al 1451, ai tempi di Francesco Sforza duca di Milano e signore di Cotignola: sembra che questi avesse sorpreso una vecchia fattucchiera mentre stava perforando con uno spillo un’immagine che lo raffigurava per augurargli il malocchio; la vecchia fu così condannata alla decapitazione permettendo poi che l’intero paese festeggiasse il rogo pubblico del corpo nonostante si fosse già a metà Quaresima.

Da allora, tra Carnevale e Pasqua, a Cotignola si fa festa, con la sfilata domenicale di figuranti in costume, maschere e carri lungo le vie della città, destinata a concludersi nel tardo pomeriggio con la decapitazione pubblica del fantoccio della Segavecchia e il rogo propiziatorio dei suoi resti.

Segavecchia nel dopoguerra
Luigi Varoli e la Segavecchia