> LA SCUOLA ARTI E MESTIERI: COS’E’ E COSA FA

La Scuola Arti e Mestieri di Cotignola è una scuola d’arte e servizio del Comune di Cotignola RA; le sue attività vanno da laboratori, progetti e percorsi nelle scuole (nidi, infanzia, primaria e secondaria) che si integrano alla programmazione scolastica, corsi pomeridiani extrascolastici (una sorta di bottega), laboratori per bambini e genitori e nonni, corsi d’aggiornamento per insegnanti, visite guidate, mostre e notti al museo, feste e altri eventi per e nella città.

> UN PO’ DI STORIA DELLA SCUOLA

Come avviene all’inizio del secolo scorso anche in altri centri della Bassa Romagna, la Scuola di Arti e Mestieri, nasce con chiari intenti popolari quali l’insegnamento di rudimenti di disegno e decorazione rivolti e destinati ad artigiani, fabbri, falegnami, ceramisti e scalpellini. In questo esse si distinguono decisamente dalle Accademie di Belle Arti preposte invece alla formazione e coltivazione di potenziali artisti (e quindi con una missione più aristocratica o specialistica).

> LUIGI VAROLI

La scuola di Cotignola riceve poi un impulso vitale dalla instancabile figura di Luigi Varoli, eclettico artista del primo novecento (1889-1958), pittore, scultore, musicista, collezionista, uomo “Giusto” e maestro che la trasforma in un centro capace di attirare non solo artisti o intellettuali, ma anche bambini, animando uno strano cenacolo dove gli aspetti popolari e la vita di una comunità da una parte, gli sguardi da fuori e gli scambi dall’altra, si nutrono e alimentano a vicenda sino a creare un connubio ed intreccio inseparabile.

> IL CASO “E VAL”

Ma qui preme parlare del Varoli maestro, educatore ed animatore culturale, tra i primi ad emancipare e valorizzare il disegno infantile, attraverso corsi di disegno, pittura e ceramica nelle scuole elementari, o all’Arti e Mestieri, e anche nella sua casa-studio aperta indistintamente a intellettuali, musicisti, artisti e bambini. Durante i primi anni del regime, insieme ad un gruppo di giovani maestri, sulla spinta della riforma scolastica Gentile, Varoli avvia un’importante esperienza editoriale, un periodico intitolato “E’ Val” che da giornalino scolastico locale cresce sino a diventare fenomeno regionale tanto che il pedagogista Giuseppe Lombardo Radice lo cita come felice esempio e buona pratica nel suo saggio “Il linguaggio grafico dei fanciulli” scegliendo alcuni disegni di bambini pubblicati sulla rivista e invitando ad andare a vedere quello che di buono e anomalo sta succedendo a Cotignola.

> DA VAROLI ALLA SCUOLA OGGI

La Scuola Arti e Mestieri col tempo è cambiata (svincolandosi dai mestieri che restano solo nel nome), ma questo credere nell’arte (o in qualcosa che si avvicina ad essa) come strumento di crescita, emancipazione e ascolto delle diverse intelligenze e sensibilità pensiamo sia rimasto il medesimo: il fare come gioco impegnato, sperimentazione e sfida quotidiana, la coltivazione e ricerca di modi di vedere più approfonditi o altri, l’importanza della comunità e condivisione, gli spazi e le modalità in cui vengono vissuti e lo stupore, anch’esso un bene comune da mettere al centro delle relazioni e del fare.

(E’ Val viene stampato tra il 1924 e il 1932; l’ascolto e incitamento della spontaneità espressiva e l’attenzione al dialetto anche, sono atti coraggiosi e rivoluzionari se comparati alle pressioni uniformatrici del regime, ma anche oggi crediamo che l’utilizzo di linguaggi e modalità in grado di collegare occhio e mano mantengono intatta la loro urgenza.)

> NON SOLO LABORATORI (La scuola, le persone e la città)

La scuola è ora qualcosa in più di una semplice sezione didattica di un museo o centro dove sperimentare pratiche di quasi arte; è un luogo in cui si attivano collegamenti, intrecci e innesti fertili tra mondi; è un luogo concreto, ma anche uno spazio mobile e flessibile che funziona come connettore tra la scuola e le famiglie, tra i bambini stessi e tra i bambini e gli adulti e la comunità e città tutta. Questo grazie ad una serie abbastanza fitta di collegamenti e aperture, qualcosa che assomiglia ad una trama o rete o disegno, una mappa, un tentativo di orientamento.

Collegamenti nei laboratori e percorsi realizzati al mattino nelle scuole a partire dal Museo Varoli e quindi una ricerca costante di nuovi sguardi non solo o non tanto sulle collezioni e patrimonio, ma sulle storie e memorie e identità che il museo raccoglie, protegge, stratifica e sprigiona se vissuto. (E così, ad esempio, si spiega e giustifica il perché facciamo cose con la cartapesta, o realizziamo un bestiario o ancora disegniamo dal vero, che prima di noi l’hanno fatto altri…)

> SALUTI DA COTIGNYORK

Collegamenti e aperture e scambi quando l’attività e i laboratori realizzati nella scuola escono e si misurano con gli spazi e le persone come avviene per la settimana in cui realizziamo Saluti da Cotignyork , una città dei e per i bambini che dura un’intera settimana dal lunedì alla domenica; una festa, ma anche una specie di punta dell’iceberg di ciò che avviene durante l’anno e che una volta all’anno diventa pubblico e visibile.

 

Cotignyork è la storia di un’occupazione felice e rivoluzione gentile dove il Comune e assessorati all’Istruzione e Cultura, il Museo Civico Luigi Varoli, la Scuola Arti e Mestieri che sono i promotori e ideatori, insieme alle insegnanti e maestre e scuole di ogni ordine e grado, i genitori, un nutrito gruppo di volontari tra cui i lettori, le associazioni culturali e sportive cotignolesi, si accordano per ripensare e ridisegnare un paese amico e a misura di bambino (e contemporaneamente di adulto).

 

Come possono cambiare un luogo e le modalità in cui viviamo, attraversiamo ed usiamo i suoi spazi se uno sguardo plurale e quasi da artista si mette di traverso e gioca a capovolgere e scompigliare i punti di vista, provando pure a mettere in discussione alcune regole e abitudini dei grandi, fosse anche solo per qualche giorno? E se, grazie a questi lievi disagi e stupori derivanti dal cambiamento, i bambini, attraverso il fare, riescono ad educare, ossia a tirare fuori la parte migliore di noi adulti e, in qualche modo, a stanarci?

Uno degli obbiettivi di questa proposta è quello di non contribuire a costruire recinti o riserve ma facilitare l’incontro e partire da quelli che possono essere i punti di contatto, convergenza e interesse, anche tra adulti e bambini con una serie di proposte che li coinvolgano superando alcune di quelle piccole fratture che generano distanza. Un esperimento per tenere insieme mondi siano questi genitori e insegnanti, associazioni e realtà cittadine, amministrazione e comunità.

 

Una risposta possibile è dentro a quello che succede in questa settimana, programmata in concomitanza con l’ultima di scuola, una  settimana densa di appuntamenti, che si apre all’invasione pacifica dei bambini e che parte con l’uscita da scuola alle 16.30 per arrivare fino a sera tarda con un calendario e programmazione attraversati da alcuni fili rossi principali, tendenzialmente suddivisi in due parti (al pomeriggio laboratori d’arte e cucina, letture a voce alta e sport, alla sera spettacoli e appuntamenti per tutti):

  • laboratori con artisti (artisti contemporanei si mettono in gioco svelando alcuni meccanismi della loro ricerca proponendola e pensandola per i bambini; questo calendario di appuntamenti offre anche l’opportunità ad insegnanti e operatori di vedere possibilità di lavoro, modi di vedere e tecniche espressive e linguaggi differenti)
  • spettacoli di teatro disegnato o di figura con pupazzi e burattini artigianali e imperfetti (il fatto a mano, l’arte come arma per cambiare e raccontare la realtà, questo uno degli snodi e aspetti che attraversano e caratterizzano la costellazione di proposte e gli autori invitati a Cotignyork)
  • simboliche e reali occupazioni pubbliche, condivisione e riappropriazione di spazi e tempo: il pane e la pizza in piazza fatta dai bambini e cotta pubblicamente con forni a legna, una strada sensoriale ricoperta di materiali morbidi interdetta alle auto insieme alla piazza e ad altri luoghi, un campeggio nel centro cittadino il sabato notte dove dormono adulti e bambini, parate con maschere di cartapesta e musica, azioni di pittura in strada, mostre e allestimenti all’aperto, letture in spazi insoliti e quasi mai visti, cortili, spazi privati e comunali…

 

Allora un piccolo paese si può come svelare e svegliare, e divenire luogo fertile, reattivo e sorprendente, più vivace ed accogliente e bello anche. Una fioritura, perché tutto quello che si è fatto durante l’anno, al museo, in classe, in biblioteca, alla scuola d’arte o in quella di musica, si rivela e fa manifesto, esce in strada, si offre e dispiega in parate, raccoglie e impiglia sguardi, narrazioni e ascolti in cortili, allestisce mostre e laboratori con artisti, favorisce incontri, ed è un po’ come se i muri di alcuni edifici pubblici diventassero trasparenti liberando la moltitudine di storie racchiuse e sommerse, e così avviene anche per i corpi, per le loro emozioni e pensieri. Una scuola dei sentimenti allora, una specie di incantato sogno ad occhi aperti, una festa anche: prima di tutto per i bambini, e che i grandi, per una volta, si adeguino, che facciano anche fatica per abbassarsi e passare sotto una ragnatela-nido intessuta in strada da ragnetti uccellini pazienti e dispettosi e che ostruisce il passaggio “comodo” per arrivare in piazza, o perché “costretti” a dormire in tenda accampati fuori dalla scuola, trascinati in una serata vorticosa e notte intensa dove si va al museo e alla misteriosa casa dell’artista al buio, con la sola luce di torce a fare da guida e illuminare, un po’ sinistramente, maschere di cartapesta, fantasmi e bestiari; dove si mangia in strada, dove si ascoltano e guardano storie a notte fonda, o dove si disegna febbrilmente alla mattina, appena svegli. O ancora dove azioni di pittura si distendono per centinaia di metri offrendo ai passanti una processione, galleria e sequenza di coloratissime immagini, strabordanti come la fantasia quando innescata a dovere.

Un ri-trovarsi stupito. Desiderante. E l’arte è lo strumento in grado di tessere trame e tendere fili che congiungono le cose, di intrecciare significati e rifare mondi proprio a partire proprio da quegli spazi un po’ sonnambuli in cui si vive. E potrà pure sembrare un’ovvietà, ma l’urgenza e fame di esperienze che muove l’artista, non solo è veramente vicina a quella dei bambini, ma è sorella che accompagna e offre loro ulteriori sguardi, alimenta curiosità, indirizza, convoglia e amplifica energie. Un giocare a fare l’artista che si fa qui sperimentazione vitale e tensione quotidiana, capace di abbracciare un’idea di comunità aperta e mobile, allargata e niente affatto intimorita; che le cose succedono e avvengono dall’incontro, dal mescolarsi coraggioso, e in parte imprevedibile, degli ingredienti, siano questi un libro, una scorribanda in bicicletta, un angolo mai visto e prima nascosto, un nuovo amico conosciuto in quei giorni.

Ecco allora distendersi e dispiegarsi un tempo più ampio, ricco di promesse e possibilità, che suggerisce percorsi e piccole meraviglie: i pupazzi in cartapesta dalla scuola che creano un teatro immobile e muto nel parco e nella piazza; spettacoli dove i bambini delle scuole primarie, e le loro maestre, animano i burattini costruiti nei nostri laboratori, veri e propri figlioletti e nuovi abitanti del paese ispirati un po’ ai personaggi, tecniche e materiali di Varoli, così come avviene per i mascheroni, sempre di cartapesta, che i bambini che frequentano la scuola al pomeriggio fanno e poi indossano in una rumorosa, sgangherata e anarchica parata notturna che si sviluppa per le vie del centro. E ancora la strada principale ricoperta di erba vera, sabbia, paglia, legumi, farine, stoffe e tantissimi altri materiali, su cui passare e camminare scalzi, lentissimamente, per sentire e non perdersi tutte le cose e le sensazioni belle e strane, o da attraversare veloci, di corsa e tutto d’un fiato; è fatta per i più piccoli, ma a sera, abbiamo visto passare anche i più grandi e scettici.

E un forno in cui cuocere “pubblicamente” il pane e la pizza, che in questa occasione, sono i bambini a preparare il cibo per i grandi. E poi partite di pallone, anche dove non se ne fanno più.

 

L’immaginazione è qualcosa di estremamente fragile e prezioso: proteggerla, custodirla e coltivarla è dovere e compito di noi adulti, qualcosa che dobbiamo ai nostri figli: questo è il tentativo importante messo in atto dagli appuntamenti in programma in questa settimana un po’ al rovescio .

L’iniziativa che prevede di uscire “coraggiosamente” in strada e di vivere diversamente il proprio paese, con i sensi all’erta, riappropriandosene, come se si trattasse di un’unica grande casa, di un grande giardino comune ci pare faccia contenti tutti, i bambini e i loro genitori, i nonni che hanno una valida alternativa ai pomeriggi televisivi, la scuola che riesce in questo contesto felice a rendere visibile l’impegno di un anno intero, la comunità, compresa ovviamente quella talvolta un po’ invisibile dei bambini.

Per ultimo va ricordato che l’intera settimana, sostenuta dal Comune di Cotignola, è completamente gratuita sia nell’accesso agli spettacoli che ai laboratori; non è un aspetto secondario ma un grande valore inclusivo che permette a tutti di poter partecipare alle iniziative in programma.

 

Cotignyork stampa una locandina all’anno con tema grafico e programma della settimana.

Il primo manifesto è del 2002