Denis Riva Fuochi diurni / Palazzo Sforza

Fuochi diurni è la prima mostra personale in Romagna di Denis Riva, artista che ha già partecipato all’ultima edizione di Selvatico Una testa che guarda e che ha realizzato, nel 2015, la locandina per Cotignyork.

Nelle tre stanze al piano terra di Palazzo Sforza si intrecciano e sovrappongono più narrazioni e percorsi a dialogare e cercare sponde con memorie, storie e identità del luogo, tra disegni, carte, dipinti e collage di grandi dimensioni: gli incendi, rimando non troppo sotterraneo al rogo della Segavecchia, carnevale di metà quaresima legato al dominio degli Sforza; i giganti di paglia che potrebbero comodamente abitare o generarsi nell’“Arena delle balle di Paglia”, festival che a luglio si svolge in una golena a ridosso del fiume Senio; e, infine, un bestiario fantastico con strani esserini mutanti e mostri disegnati sulla mazzetta pantone dei grafici… nuovi amici e incontri un po’ surreali per le bambine e i bambini di Cotignyork, ennesima faccia del mondo complesso e ramificato di questo autore che doma e cavalca le macchie e, mentre conserva e fa crescere segretamente il suo lievito madre, scopre le figure e i fantasmi dentro a vecchie carte ingiallite dal tempo, come se queste fossero mappe misteriose o frammenti di archeologie non ancora del tutto perdute: foreste, paesaggi, esplorazioni geografiche, mappe, geologie e stratificazioni varie, processioni di ombre e bestie… quasi storie.

Marina Girardi Rocco Lombardi L’argine / Casa-studio Luigi Varoli

Dopo l’anteprima del libro, fatta il 10 aprile, giorno della Liberazione di Cotignola, ospitiamo la mostra delle tavole originali del fumetto, prodotto dal Museo Varoli e pubblicato dalla casa editrice padovana Becco Giallo; L’argine è un romanzo a fumetti in cui Marina e Rocco hanno fuso due stili praticamente agli antipodi, morbido e pittorico il primo, tenebroso e incisivo il secondo, per restituirci un racconto a quattro mani in cui il flusso narrativo e la scoperta pericolosa e drammatica degli eventi è affidata agli occhi e ai gesti di un bambino di nome Frazchì, in una sorta di, sua e contemporaneamente nostra, progressiva presa di coscienza degli avvenimenti lunga un’intera notte.

La graphic novel si ispira alla rete della solidarietà che a Cotignola, durante gli anni della seconda guerra mondiale e i lunghi mesi del fronte, ha permesso di offrire un approdo, rifugio e salvezza a ebrei, sfollati e rifugiati politici, e la mostra è inserita, non casualmente, all’interno del percorso museale della casa di Luigi Varoli, pittore, scultore, musicista ed educatore, nonché uno dei quattro Giusti che proprio qui, in quella che fu la sua abitazione e studio, ospitò persone braccate e in fuga.