Cartapeste a Cotignyork
 
SALUTI DA COTIGNYORK

Collegamenti e aperture e scambi quando l’attività e i laboratori realizzati nella scuola escono e si misurano con gli spazi e le persone come avviene per la settimana in cui realizziamo Saluti da Cotignyork , una città dei e per i bambini che dura un’intera settimana dal lunedì alla domenica; una festa, ma anche una specie di punta dell’iceberg di ciò che avviene durante l’anno e che una volta all’anno diventa pubblico e visibile.

Cotignyork è la storia di un’occupazione felice e rivoluzione gentile dove il Comune e assessorati all’Istruzione e Cultura, il Museo Civico Luigi Varoli, la Scuola Arti e Mestieri che sono i promotori e ideatori, insieme alle insegnanti e maestre e scuole di ogni ordine e grado, i genitori, un nutrito gruppo di volontari tra cui i lettori, le associazioni culturali e sportive cotignolesi, si accordano per ripensare e ridisegnare un paese amico e a misura di bambino (e contemporaneamente di adulto). 

Come possono cambiare un luogo e le modalità in cui viviamo, attraversiamo ed usiamo i suoi spazi se uno sguardo plurale e quasi da artista si mette di traverso e gioca a capovolgere e scompigliare i punti di vista, provando pure a mettere in discussione alcune regole e abitudini dei grandi, fosse anche solo per qualche giorno? E se, grazie a questi lievi disagi e stupori derivanti dal cambiamento, i bambini, attraverso il fare, riescono ad educare, ossia a tirare fuori la parte migliore di noi adulti e, in qualche modo, a stanarci?

Uno degli obbiettivi di questa proposta è quello di non contribuire a costruire recinti o riserve ma facilitare l’incontro e partire da quelli che possono essere i punti di contatto, convergenza e interesse, anche tra adulti e bambini con una serie di proposte che li coinvolgano superando alcune di quelle piccole fratture che generano distanza. Un esperimento per tenere insieme mondi siano questi genitori e insegnanti, associazioni e realtà cittadine, amministrazione e comunità.

Una risposta possibile è dentro a quello che succede in questa settimana, programmata in concomitanza con l’ultima di scuola, una  settimana densa di appuntamenti, che si apre all’invasione pacifica dei bambini e che parte con l’uscita da scuola alle 16.30 per arrivare fino a sera tarda con un calendario e programmazione attraversati da alcuni fili rossi principali, tendenzialmente suddivisi in due parti (al pomeriggio laboratori d’arte e cucina, letture a voce alta e sport, alla sera spettacoli e appuntamenti per tutti):

  • laboratori con artisti (artisti contemporanei si mettono in gioco svelando alcuni meccanismi della loro ricerca proponendola e pensandola per i bambini; questo calendario di appuntamenti offre anche l’opportunità ad insegnanti e operatori di vedere possibilità di lavoro, modi di vedere e tecniche espressive e linguaggi differenti)
  • spettacoli di teatro disegnato o di figura con pupazzi e burattini artigianali e imperfetti (il fatto a mano, l’arte come arma per cambiare e raccontare la realtà, questo uno degli snodi e aspetti che attraversano e caratterizzano la costellazione di proposte e gli autori invitati a Cotignyork)
  • simboliche e reali occupazioni pubbliche, condivisione e riappropriazione di spazi e tempo: il pane e la pizza in piazza fatta dai bambini e cotta pubblicamente con forni a legna, una strada sensoriale ricoperta di materiali morbidi interdetta alle auto insieme alla piazza e ad altri luoghi, un campeggio nel centro cittadino il sabato notte dove dormono adulti e bambini, parate con maschere di cartapesta e musica, azioni di pittura in strada, mostre e allestimenti all’aperto, letture in spazi insoliti e quasi mai visti, cortili, spazi privati e comunali… 

Allora un piccolo paese si può come svelare e svegliare, e divenire luogo fertile, reattivo e sorprendente, più vivace ed accogliente e bello anche. Una fioritura, perché tutto quello che si è fatto durante l’anno, al museo, in classe, in biblioteca, alla scuola d’arte o in quella di musica, si rivela e fa manifesto, esce in strada, si offre e dispiega in parate, raccoglie e impiglia sguardi, narrazioni e ascolti in cortili, allestisce mostre e laboratori con artisti, favorisce incontri, ed è un po’ come se i muri di alcuni edifici pubblici diventassero trasparenti liberando la moltitudine di storie racchiuse e sommerse, e così avviene anche per i corpi, per le loro emozioni e pensieri. Una scuola dei sentimenti allora, una specie di incantato sogno ad occhi aperti, una festa anche: prima di tutto per i bambini, e che i grandi, per una volta, si adeguino, che facciano anche fatica per abbassarsi e passare sotto una ragnatela-nido intessuta in strada da ragnetti uccellini pazienti e dispettosi e che ostruisce il passaggio “comodo” per arrivare in piazza, o perché “costretti” a dormire in tenda accampati fuori dalla scuola, trascinati in una serata vorticosa e notte intensa dove si va al museo e alla misteriosa casa dell’artista al buio, con la sola luce di torce a fare da guida e illuminare, un po’ sinistramente, maschere di cartapesta, fantasmi e bestiari; dove si mangia in strada, dove si ascoltano e guardano storie a notte fonda, o dove si disegna febbrilmente alla mattina, appena svegli. O ancora dove azioni di pittura si distendono per centinaia di metri offrendo ai passanti una processione, galleria e sequenza di coloratissime immagini, strabordanti come la fantasia quando innescata a dovere.

Un ri-trovarsi stupito. Desiderante. E l’arte è lo strumento in grado di tessere trame e tendere fili che congiungono le cose, di intrecciare significati e rifare mondi proprio a partire proprio da quegli spazi un po’ sonnambuli in cui si vive. E potrà pure sembrare un’ovvietà, ma l’urgenza e fame di esperienze che muove l’artista, non solo è veramente vicina a quella dei bambini, ma è sorella che accompagna e offre loro ulteriori sguardi, alimenta curiosità, indirizza, convoglia e amplifica energie. Un giocare a fare l’artista che si fa qui sperimentazione vitale e tensione quotidiana, capace di abbracciare un’idea di comunità aperta e mobile, allargata e niente affatto intimorita; che le cose succedono e avvengono dall’incontro, dal mescolarsi coraggioso, e in parte imprevedibile, degli ingredienti, siano questi un libro, una scorribanda in bicicletta, un angolo mai visto e prima nascosto, un nuovo amico conosciuto in quei giorni.

Ecco allora distendersi e dispiegarsi un tempo più ampio, ricco di promesse e possibilità, che suggerisce percorsi e piccole meraviglie: i pupazzi in cartapesta dalla scuola che creano un teatro immobile e muto nel parco e nella piazza; spettacoli dove i bambini delle scuole primarie, e le loro maestre, animano i burattini costruiti nei nostri laboratori, veri e propri figlioletti e nuovi abitanti del paese ispirati un po’ ai personaggi, tecniche e materiali di Varoli, così come avviene per i mascheroni, sempre di cartapesta, che i bambini che frequentano la scuola al pomeriggio fanno e poi indossano in una rumorosa, sgangherata e anarchica parata notturna che si sviluppa per le vie del centro. E ancora la strada principale ricoperta di erba vera, sabbia, paglia, legumi, farine, stoffe e tantissimi altri materiali, su cui passare e camminare scalzi, lentissimamente, per sentire e non perdersi tutte le cose e le sensazioni belle e strane, o da attraversare veloci, di corsa e tutto d’un fiato; è fatta per i più piccoli, ma a sera, abbiamo visto passare anche i più grandi e scettici.

E un forno in cui cuocere “pubblicamente” il pane e la pizza, che in questa occasione, sono i bambini a preparare il cibo per i grandi. E poi partite di pallone, anche dove non se ne fanno più.

L’immaginazione è qualcosa di estremamente fragile e prezioso: proteggerla, custodirla e coltivarla è dovere e compito di noi adulti, qualcosa che dobbiamo ai nostri figli: questo è il tentativo importante messo in atto dagli appuntamenti in programma in questa settimana un po’ al rovescio .

L’iniziativa che prevede di uscire “coraggiosamente” in strada e di vivere diversamente il proprio paese, con i sensi all’erta, riappropriandosene, come se si trattasse di un’unica grande casa, di un grande giardino comune ci pare faccia contenti tutti, i bambini e i loro genitori, i nonni che hanno una valida alternativa ai pomeriggi televisivi, la scuola che riesce in questo contesto felice a rendere visibile l’impegno di un anno intero, la comunità, compresa ovviamente quella talvolta un po’ invisibile dei bambini.

Per ultimo va ricordato che l’intera settimana, sostenuta dal Comune di Cotignola, è completamente gratuita sia nell’accesso agli spettacoli che ai laboratori; non è un aspetto secondario ma un grande valore inclusivo che permette a tutti di poter partecipare alle iniziative in programma.

Cotignyork stampa una locandina all’anno con tema grafico e programma della settimana. Il primo manifesto è del 2002

 Cotignyork