La città di Cotignola, rimasta isolata fra due fronti, fu sottoposta a continui bombardamenti di terra e di aria, protrattisi pressoché ininterrottamente dal novembre 1944 fino all’immediata vigilia della liberazione, il 10 aprile 1945.

L’abitato ne uscì completamente raso al suolo, al punto che il 12 aprile 1945 il Notiziario dell’VIII Armata titolava in prima pagina «Cotignola blasted off the map» (Cotignola cancellata dalla cartina geografica). Oltre alle distruzioni materiali, che interessarono l’83% degli edifici del centro, la città pagò un tributo di sangue altissimo: 242 civili deceduti e 415 fra mutilati e feriti.

Il monumento posto all’interno del Parco della Resistenza, inaugurato il 9 aprile 1995 alla presenza dell’ambasciatrice neozelandese in Italia, si compone di due lapidi.

La prima onora i soldati della 2° Divisione neozelandese aggregata all’VIII Armata britannica che il 10 aprile 1945 liberarono Cotignola ponendo termine al lungo calvario della città, la più colpita fra tutte le località del Senio. Gli Alleati, credendo che Cotignola fosse ancora una roccaforte nemica saldamente presidiata dai tedeschi, avevano in animo di effettuare ulteriori bombardamenti e cannoneggiamenti passando il paese a tappeto e radendolo definitivamente al suolo prima della loro avanzata e sfondamento. L’esercito alleato era al di là dal Senio, sulla sponda destra; i tedeschi, nel ritirarsi, avevano minato i campi e gli argini rendendo complicati gli spostamenti.

All’alba del 10 aprile tutti ormai si aspettavano il peggio, aerei sorvolavano il paese, soldati schierati s’intravedevano sull’altra sponda del fiume, ma Luigi “Leno” Casadio e don Stefano Casadio, due uomini con lo stesso cognome ma non parenti, un partigiano comunista vice-responsabile militare della zona e un parroco che già si era distinto nei lunghi mesi di guerra per il costante sostegno alla popolazione e ai rifugiati,  decisero di attraversare il Senio, a loro rischio e pericolo, su una precaria passerella, sventolando un lenzuolo, un drappo bianco, nel tentativo di fermare il bombardamento finale che si preannunciava ormai prossimo; raggiunsero così i Comandi alleati comunicando, non senza difficoltà, che i pochi tedeschi rimasti erano già stati disarmati e fatti prigionieri dalle forze della Resistenza. Questo episodio è ricordato dalla seconda lapide e conosciuto con il nome di “Operazione Bandiera Bianca”.

Don Stefano Casadio (1913-2001) sacerdote, antifascista e missionario. Durante gli anni della guerra e i mesi del fronte, pur non essendo il parroco di Cotignola, si è prodigato nell’assistenza alla popolazione. Per questo ha ricevuto la Medaglia al Valore Civile. Nel dopoguerra gli è affidata la parrocchia di Reda; attiva una serie di colonie per bambini al mare e in montagna, e si trasferisce  infine, come missionario, nella città di Macaè in Brasile. Nel 2006 gli è stato intitolato l’Istituto Comprensivo di Cotignola. 

 

Luigi Casadio (1920- 2006) partigiano, aderisce al Partito comunista nel 1943. Nell’immediato dopoguerra non cessa il suo impegno resistenziale, prima nella Lega Braccianti, poi nel sindacato degli edili. Importante è anche il suo lavoro di storico locale; le sue ricerche sono raccolte in alcuni libri e saggi che spaziano dalla resistenza nel ravennate alle lotte per i diritti sociali e il lavoro in Romagna.