Inventario Varoli è una mostra e al tempo stesso un deposito temporaneo che parte da una necessità inderogabile, quella di spostare e collocare altrove le raccolte custodite nella casa-studio di Luigi Varoli, e permettere così l’avvio di un cantiere che amplierà questa sede del museo.

Inventario Varoli è una mostra che si distribuisce su di una lunga fila di tavoli allestita al piano terra di Palazzo Sforza, e un deposito che non si limita alla sua condizione sonnambula di attesa e sospensione, ma che rilancia questa sua condizione precaria assumendo una forma precisa, anche se effimera, visibile e pubblica, che è disegno, mappa e idea del mondo. Un ri-allestimento che produce movimenti immaginativi.

Inventario Varoli è un archivio che porta nuovi sguardi e punti di vista sulle collezioni, innescando altre relazioni e congiunzioni tra gli oggetti stessi, e anche tra gli oggetti e lo spazio che li accoglie, modificando infine la loro stessa fruizione da parte dei visitatori che si troveranno di fronte a qualcosa in più e di diverso rispetto alla semplice somma di pezzi sparsi e frammenti. Un arcipelago in cui muoversi, una costellazione di memorie che diventa labirinto di storie e possibilità combinatorie.

Inventario Varoli è un racconto, qualcosa che sta a metà tra una quadreria (pur essendo in larga misura composto da piccole sculture), per la possibilità di abbracciare in un unico colpo d’occhio l’insieme e il fitto di foresta di cose e presenze, e la possibilità di un rapporto più intimo e ravvicinato con le cose stesse, siano queste maschere in cartapesta, teste in terracotta, gessi, disegni, libri, strumenti musicali e fotografie (oltre trecento i pezzi che lo compongono, in attesa del loro ricollocamento definitivo nella casa dell’artista cotignolese).

Le cose disposte e in ordine, ad allinearsi ed espandersi lungo una fila di piani verniciati di bianco, come in un lungo tavolo anatomico o microteatro di oggetti, soffitta o banco di mercato, tesoro bambinesco e catalogo di un mondo.

Un’esposizione che permette un avvicinarsi curioso, una palestra per gli occhi, e lo sguardo come ragnatela che cuce e tesse fili tra le cose, congiungendole. Un posto bello e avventuroso per disegnare, lo abbiamo visto con i bambini prima di tutto.

Inventario Varoli è stato ed è infine, uno dei nostri primi movimenti dopo la chiusura forzata, la nostra risposta e reazione alla crisi con cui fare i conti, e un’idea di museo che decide di ripartire ancora una volta dalle sue collezioni e raccolte, ripensandole e ripensandosi.

Ma il progetto non si limita solo a questo allestimento perché Inventario Varoli rilancia diventando una mostra doppia e un ciclo di residenze d’artista, acquistando un sottotitolo Della copia e dell’ombra che è già dichiarazione d’intenti: la prima, fatta come detto sopra, con le opere conservate a Casa Varoli e riallestite temporaneamente al piano terra di Palazzo Sforza in forma di deposito consultabile; la seconda, sempre a Palazzo Sforza, in divenire e crescita quasi casuale, partita con il suo primo movimento a luglio, e che continuerà a cambiare forma e andamento accogliendo innesti e copie contemporanee fino alla fine di quest’anno. Si tratta di disegni e dipinti prodotti “dal vero” in una o due giornate di lavoro in cui il museo ospita ciclicamente piccoli gruppi di artisti, trasformandosi in una specie di studio collettivo e luogo d’incontro, scambio e dialogo.

Un dialogo tra le persone, e tra le persone e le collezioni presenti, le cose e i luoghi. E il museo, ancora, come luogo di produzione, ricerca e studio, che si rinnova e ripensa accogliendo altri punti di vista e modi di vedere su se stesso e ciò che conserva.

Durante i mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre, il museo ha organizzato una serie di incontri in cui ha ospitato piccoli gruppi di artisti che si sono ritrovati, per un paio di giorni, a lavorare e confrontarsi disegnando o dipingendo pezzi sparsi, frammenti, particolari e dettagli tratti da questo archivio, una foresta di oggetti e piccole sculture appartenuti al maestro cotignolese del primo Novecento.

All’artista il compito di inoltrarsi, orientarsi e fare luce nella stratificazione di presenze, fantasmi e memorie, attraverso un’esplorazione che si affida alla pratica, artigianale e imperfetta, del disegno e della pittura. Una restituzione che passa perciò anche dall’errore.

Ciò che è stato prodotto in queste giornate di lavoro è andato a formare una mostra in divenire che rappresenta una sorta di doppio o eco di quanto esposto al piano terra. Un allestimento ancora aperto che procede con un andamento simile a una crescita vegetale, in cui convergono tutti gli autori che di volta in volta si sono misurati con questo secondo sguardo. E che si precisa nel tempo e nello spazio, acquisendo e accumulando opere e giorni, procedendo con un andamento abbastanza casuale che si chiuderà a dicembre con il raggiungimento della sua forma definitiva. O ultima.

Una mostra che innesca quindi un cortocircuito labirintico con l’inventario da cui trae spunto, specchiandolo e riflettendolo attraverso l’atto della copia. E la concretezza degli oggetti e sculture che si rovescia nell’astrazione e bidimensionalità della pittura e disegno.

Inventario Varoli è un progetto del Museo civico Luigi Varoli e Comune di Cotignola, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna | IBC e la collaborazione dell’associazione culturale Primola.

Ecco la lista degli artisti che finora hanno partecipato al progetto ideato da Massimiliano Fabbri.

[uno / 14-15 luglio]
Lara Ilaria Braconi | Vittorio D’Augusta
Lorenzo Di Lucido | Giulio Saverio Rossi

[due / 18-19 luglio]
Lucia Baldini | Jacopo Casadei | Domenico Grenci
Elisa Filomena | Alessandro Saturno

[tre / 29-30 agosto]
Cesare Baracca | Giulia Dall’Olio | Elena Hamerski
Enrico Minguzzi | Elisa Muliere | Enrico Tealdi
Luca Zarattini

[quattro / 10-11 settembre]
Valeria Carrieri | Sabrina Casadei | Rudy Cremonini
Barbara De Vivi | Alice Faloretti | Denis Riva
Giulio Zanet

[cinque / 27 ottobre]
Valentina Biasetti | Francesco Bocchini | Simone Brandi
Giovanni Lanzoni | Susana Ljuljanovic

//

A seguito della chiusura dei musei imposta dal DPCM del 3 novembre 2020, i nuovi episodi del progetto previsti per lo stesso mese non potranno essere realizzati così come erano stati pensati; molto probabilmente anche l’inaugurazione della mostra fissata a dicembre slitterà in avanti.

Ma Inventario Varoli | della copia e dell’ombra non si ferma, cambia forma, riadattandosi e reagendo ancora una volta con un altro movimento: a questo proposito i fotografi Michele Buda e Daniele Casadio mapperanno la mostra, gli allestimenti e gli oggetti che la compongono e il museo metterà online sul suo sito questo archivio e campagna fotografica: e se non potrà aprire per il momento le sue porte e stanze, e trasformarsi fisicamente in una piazza e luogo di scambio, confronto e produzione, lo farà invitando comunque altri artisti a lavorare sulle sue suggestioni, storie e immagini, ma a distanza, a partire da questo materiale fotografico, entrando nelle case e negli studi, continuando a riannodare fili tra le persone, non rinunciando al suo ruolo di confine e soglia, spazio di studio, stimolo, incontro e dialogo. Tentativo di orientamento.

Questa nuova forma del progetto espositivo e di studio intorno alle raccolte del museo, è realizzato in collaborazione con Gagarin.

[sei / novembre – dicembre]

Mirko Baricchi | Elisa Bertaglia | Giovanni Blanco | Luca Coser | Chiara Enzo
Sabrina Foschini  | Andrea Grotto | Beatrice Meoni | Stefano W. Pasquini
Massimo Pulini | Chris Rocchegiani