Comune di Cotignola
Museo Civico Luigi Varoli
69° Anniversario della Liberazione di Cotignola

PERSONE
FOTOGRAFIE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE DALLA COLLEZIONE DI GIOVANNI BENDANDI

2014-1925
I BAMBINI DELL’ARTI E MESTIERI RIDISEGNANO I DISEGNI DI E’ VAL

A cura di Massimiliano Fabbri e associazione culturale Selvatica
con la collaborazione di Afra Bandoli e Raffaella Zama
Palazzo Tarlazzi / dal 10 al 27 aprile

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La prima mostra parte e prende corpo da un ricco archivio fotografico costruito negli anni dal lughese Giovanni Bendandi, raccolta che ha la particolarità, e anomalia anche, di non limitarsi alla situazione del fronte sul fiume Senio, o Romagna in genere, ma che abbraccia i momenti più salienti di tutto il conflitto: dalla campagna d’Africa allo sbarco in Normandia, dal fronte russo alle battaglie nell’oceano Pacifico…

Il taglio che ci ha guidato e aiutato a orientarci tra gli oltre mille scatti che compongono la raccolta, si è concentrato esclusivamente sulla campagna d’Italia, nello specifico quella da Napoli al Volturno, dallo sbarco di Anzio a Cassino; le immagini selezionate si fermano praticamente allo sfondamento della linea Gustav, lasciando in secondo piano o sullo sfondo l’aspetto bellico e tecnologico (le molto foto aeree, le armi, i bombardamenti, le macerie) a favore di tutte quelle fotografie che catturano i corpi, i volti e gli sguardi, trattenendo e intrappolando le emozioni delle persone, dei civili e dei soldati che componevano gli eserciti.

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La seconda mostra parte dalla vicenda di E’ Val, esperimento d’avanguardia didattica che, durante i primi anni del regime, tra il ’24 e il ’32, da giornaletto scolastico locale arriva a essere stampato e diffuso in tutta la regione.

E ‘Val (Il Vaglio) è guidato dall’artista Luigi Varoli e da un gruppo di giovani maestri elementari che a Cotignola aderiscono con entusiasmo alle istanze della riforma scolastica Gentile e Lombardo-Radice, dando rilievo, attenzione e giusta dignità al dialetto e al disegno infantile; il “disegno spontaneo”, come veniva chiamato da Varoli, educatore tra i primi in Italia ad “ascoltare” ed incitare questo linguaggio espressivo come forma di crescita ed emancipazione personale, è uno degli snodi di questa proposta che tiene insieme memoria e nuovi modi di vedere, disegni d’epoca e contemporanei.

Il cuore della mostra è in sintesi  un tentativo di empatia, un giocare a mettersi nei panni dell’altro per lo spazio e il tempo di un disegno: per questo è stato chiesto ai bambini di oggi di ri-disegnare i disegni fatti da altri bambini nel 1925, o di re-interpretarli o, ancora, di scrivere un racconto a partire dagli stessi temi di allora.